L’accordo anti riscaldamento globale firmato da capi di stato infreddoliti
24 AGO 20

Al direttore - Accordo sul clima al G7: non alzare le temperature globali di oltre due gradi. Ora bisogna solo trovare il termostato.
Piero Vietti
Piero Vietti
Le fotografie dello storico accordo tra l’altro documentano che lo stesso è stato firmato con tutti i capi di stato ben coperti con i loro cappottimi e le loro giacche per non prendere troppo freddo a pochi giorni dall’estate.
Al direttore - Probabilmente ha ragione Giuliano Ferrara: l’entità dei fatti e la statura dei protagonisti non sembrano adeguate a sostenere l’imputazione di mafia. Eppure, l’ideologia imperante da un quarto di secolo, cioè il moralismo di massa, mostra incrinature al riemergere della “questione romana”. Sul Corriere della Sera Sabino Cassese indossa i panni del Cavour, o quanto meno del Ricasoli, di stagione (“la nazione – scriveva domenica scorsa – dia un segno della sua presenza. Lo Stato assuma il compito temporaneo di ridare a Roma un’amministrazione. Gli strumenti non mancano. Si può commissariare il comune oppure approvare una legge speciale, temporanea, che dia un nuovo assetto a Roma per la durata della cura”). Già, ma se la questione romana è davvero questione nazionale, che senso avrebbe una “legge speciale, temporanea”, quasi a voler comunque proteggere le storture del nostro ordinamento regionale e del rapporto fra sindaco e consiglio comunale? La materia meriterebbe il miglior Cassese, quello dei profili storici del diritto amministrativo in Italia. Altrimenti basta l’Autorità (!?) del solito Cantone…
Luigi Compagna
Luigi Compagna
Cassese è una persona seria e infatti sulla “questione romana” ha scritto un articolo interessante che ci ha colpito non solo per quel che c’era scritto ma soprattutto per quello che non c’era scritto. Una parola Cassese non ha mai utilizzato nel suo pezzo, giustamente, e quella parola, indovinate un po’, è una e soltanto una: “Mafia”. Questione romana, sì, molto meglio, dimensione corretta.
Al direttore - Caro Cerasa, lei dice bene. “Una base resa ancora più friabile dalla scelta deliberata da parte di Renzi di rinunciare al tradizionale e monolitico consenso preconfezionato della sinistra rappresentato storicamente dal sindacalismo operaista, dai magistrati, dagli insegnanti, dal pubblico impiego, e il cui unico collante vero oggi corrisponde a una miscela tanto esplosiva quanto potenzialmente fragile che è solo e soltanto quella: il voto d’opinione”. Il nodo, il senso politico della sfida renziana e dei suoi è tutto nel “rinunciare al tradizionale e monolitico consenso preconfezionato della sinistra”. E’ pazzo, incosciente, ubriaco? Macché: non ha altra strada. Chiunque ricerchi il consenso in quel bacino, non potrà mai fare alcunché di strutturale. Il nostro, ormai pluridecennale stentato vivacchiare, deriva dalla prevalenza di quel bacino e dalla commistione consociativa con gli apparentemente extra bacino, l’Italia confindustriale. E’ chiaro che la forza del sistema, la sua capacità di resistenza e reazione sta nel fatto che è riuscito, in parte più e meno altrove, a coinvolgere tutti, a tutti i livelli. Inutile parlare di Italia proiettata nel futuro, finché “il consenso preconfezionato” avrà in mano il potere d’interdizione. All’osso: o il bacino del voto d’opinione prende forza e consistenza oppure sarà l’ennesimo presidente del Consiglio soccombente. Però, non è detto che vada così perché il monolitismo in quel bacino non esiste più. Pensare di ricostruirlo aumentando la spesa pubblica, vedi reddito di cittadinanza e pinzillacchere varie, è pia, patetica illusione, ricostruirlo sullo slogan “Anche i ricchi devono piangere”, altrettanto. Paradossalmente la terza via è quella di Renzi. Ma vaglielo a spiegare! In Toscana si dice: “Senza lilleri non si lallera” e, il tradizionale monolitico consenso preconfezionato della sinistra, di “lilleri” è il più grande insaziabile divoratore. E’ ovvio che così non può continuare, se non riuscirà Renzi ad “affamare la bestia”, altri, estranei e liberi dalle nostre catene, lo faranno.
Moreno Lupi
Moreno Lupi
Renzi ha la fortuna di avere problemi gravi che resteranno però del tutto minimi e secondari fino a che non si risolverà il problema primario per gli avversari di Renzi: esistere, e non solo resistere, e non essere solo rappresentanti di una piccola, rumorosa e graziosa alternativa. A meno di non voler scambiare Salvini per un avversario competitivo al di fuori di un talk-show.
Al direttore - “Una mano lava l’altra e ambedue lavano il viso”. Me lo ripeteva in continuazione la nonna da bambino. Poveretta. Non avrebbe mai immaginato che un giorno quella frase sarebbe stata considerata il principale indizio di un reato.
Giuliano Cazzola
Giuliano Cazzola